RISTRETTI ORIZZONTI (www.ristretti.org) – 03/09/2012
Ristretti Orizzonti, 3 settembre 2012
Come non essere grati a Giuseppe Maria Meloni, di Clemenza e Dignità, per avere richiamato l’attenzione degli uomini di buona volontà intorno alle storie che fanno da sfondo al computo dei suicidi oltre le sbarre? E non alludo solo alla cronaca delle vite smorzate, ma anche a quella costellazione, mai casuale, di eventi che accompagna ogni morte e in cui si rintracciano approssimazione, accidia, arroganza. L’approssimazione della stessa aritmetica, visto che non risultano morti per auto soppressione nei reclusori quei decessi avvenuti fuori del carcere – nella ambulanza che accompagna il moribondo in ospedale o nello stesso ospedale – ma in seguito a un tentativo di suicidio intra moenia; visto, inoltre, che si continua a insistere sull’aumento del numero dei suicidi, quando questo risulta percentualmente falso (basta paragonare i dati del 2001 e del 2011, come abbiamo già avuto modo di sottolineare). L’accidia di chi non considera come degli aggiustamenti procedurali pensati potrebbero contribuire a ridurre il rischio di morte in carcere, legata non semplicemente al sovraffollamento, ma ad esempio alla impropria concentrazione dei problemi psicopatologici in alcune realtà, al mancato allestimento di aree autentiche di osservazione psichiatrica e di formule affidabili di accoglienza per coloro che fanno ingresso in un penitenziario, alla scarsa conoscenza della organizzazione penitenziaria e sanitaria di presidi della cui funzione e delle cui competenze ciascuno si sente autorizzato a dare una privata interpretazione, con tutti i rischi che ne derivano. L’arroganza di chi non desidera essere disturbato e ostacola una collaborazione interdisciplinare efficace, nella quale a ordini e disposizioni vuoti di senso si sostituiscano tempestive comunicazioni inter istituzionali e il rispetto reciproco dei compiti assegnati. Non serve fare appello alla solidarietà, perché parola sfibrata dal suo abuso nei decenni passati, meglio richiamarsi alla responsabilità e alla apparente magia della passione civile. Di tutte quelle morti sono responsabili l’approssimazione, l’accidia, l’arroganza e chi ne è interprete più o meno consapevole. A questa responsabilità che sta dietro il titolo che Paolo Cendon diede a un suo libro ormai datato, “Colpa vostra se mi uccido”, si contrappone la passione civile in grado di fare miracoli: il miracolo della colomba bianca che entra nella stanza del carcere in cui il Cardinal Martini, con la mente del cuore e con lo Spirito Santo dalla sua, illustra ai detenuti il significato profondo del Giubileo. Un aneddoto lieve, gentile, luminoso per la cui partecipazione agli interessati il grazie va a Luigi Pagano, Vicedirettore del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria.
Gemma Brandi, Psichiatra psicoanalista Responsabile della Salute Mentale di Firenze 4 e degli Istituti di Pena di Firenze

