ANSA – 05/07/2010

(ANSA) – ROMA, 5 LUG –  “La mancanza nell’odierna società di una nitida percezione del detenuto, così come potrebbe essere anche dell’immigrato, quali persone ed esseri umani, sta ostacolando il riconoscimento di una autentica soggettività giuridica in capo a questi individui. A lanciare l’allarme è Giuseppe Maria Meloni, presidente di Clemenza e Dignità, che avverte: meno diritti per gli ultimi, significa “meno diritti per tutti”. “Una volta rotta l’equazione per cui ad ogni essere umano, chiunque esso sia, corrisponde un soggetto di diritto, tale frattura – spiega – non potrà mai arrestarsi esattamente a quelle categorie che noi soggettivamente riteniamo ininfluenti, quasi non persone, i detenuti e magari gli immigrati, ma continuerà ad aggredire, con una elisione dei diritti conseguente allo sgretolamento del principio, tutti gli altri soggetti, preferibilmente deboli, come la vita nei suoi momenti iniziali e finali, i poveri, i giovani, i disoccupati e tanti altri.” “Riconoscere sempre e comunque la persona umana – conclude – è veramente nell’interesse di tutti noi”.

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Giustizia: Clemenza e Dignità; errore negare diritti ai detenuti, significa “meno diritti per tutti”
UN PENSIERO GIURIDICO PER DIVENIRE E CONSERVARSI PRINCIPIO, NECESSITA DI CARATTERISTICHE DI IMMUTABILITÀ CARCERI: CLEMENZA E DIGNITÀ, MENO DIRITTI PER GLI ULTIMI MENO DIRITTI PER TUTTI

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