IMGPress – 06/07/2010

(06/07/2010) – “Riconoscere nell’altro, persino nel detenuto, la persona umana, porta con sé un grande significato anche sotto il profilo del diritto.” Lo afferma in una nota Giuseppe Maria Meloni, presidente di Clemenza e Dignità. “Difatti, – prosegue – l’idoneità ad essere titolari di diritti viene riconosciuta proprio per il solo fatto della condizione dell’essere umano, senza distinzione di sesso, di razza, di religione e di censo. Non riconoscere pienamente queste caratteristiche umane in alcuni, la mancanza nell’odierna società di una nitida percezione del detenuto, così come potrebbe essere anche dell’immigrato, quali persone ed esseri umani, ostacola e sta ostacolando il riconoscimento di una autentica soggettività giuridica in capo a questi individui.” “Il ragionamento molto diffuso che si fa al riguardo – osserva – è “meno diritti per loro più diritti per noi”, seguendo in questo modo quasi una regola economica o matematica.” “Il problema – rileva – è che molte volte le regole della matematica o dell’economia che ha ormai pervaso le analisi di tutti i fenomeni compresi quelli sociali, scalzando il diritto, non valgono per il diritto stesso. Un pensiero giuridico per divenire e conservarsi principio, necessita di caratteristiche di immutabilità, di inscindibilità, di tendenziale validità erga omnes. In questo modo, – continua – insinuando, invece, queste distinzioni all’interno di un principio che dovrebbe valere per tutti e per il solo fatto di essere uomini, non si fa altro che indebolire la forza del principio stesso, con conseguenti ripercussioni sui diritti di tutti. Difatti, – sostiene – una volta che un principio giuridico si rompe minimamente nella sua unità, una volta rotta l’equazione per cui ad ogni essere umano, chiunque esso sia, corrisponde un soggetto di diritto, tale frattura non potrà mai arrestarsi esattamente a quelle categorie che noi soggettivamente riteniamo ininfluenti, quasi non persone, i detenuti e magari gli immigrati, ma continuerà ad aggredire, con una elisione dei diritti conseguente allo sgretolamento del principio, tutti gli altri soggetti, preferibilmente deboli, come la vita nei suoi momenti iniziali e finali, i poveri, i giovani, i disoccupati e tanti altri. E’ quindi essenziale, – conclude – riconoscere sempre e comunque la persona umana, perché è in una visione cristiana della nostra società e perchè è veramente nell’interesse di tutti noi”.

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