ADNK (CRO) – 23/10/2008
Roma, 23 ott. (Adnkronos) – “Il razzismo rimane al centro del dibattito pubblico e non può rassicurarci il fatto che l’intolleranza razziale sia sempre e solamente frutto di ignoranza”. Lo afferma in una nota Giuseppe Maria Meloni, presidente di Clemenza e Dignità. “Oltre l’ignoranza, – rileva – è il caso, di analizzare le seguenti circostanze: l’ultimo conflitto mondiale è stato segnato dalle atrocità del razzismo, il conflitto israelo-palestinese è contaminato dall’odio razziale, la guerra nell’ex Jugoslavia è stata ispirata al principio della pulizia etnica, il continenete africano è continuamente martoriato da guerre fra etnie e così in tante altre parti del mondo”. “Da ciò – osserva – si può dedurre che il razzismo, nelle sue forme più sconvolgenti, è intimamente connesso ad una situazione di ostilità, di violenza generale antitetica alla pace sociale. Ma anche la pace sociale, in diversi angoli della Terra, è fondata e si mantiene su una situazione di violenza, ovvero sulla discriminazione e persecuzione di minoranze etniche-religiose, di innocenti, il cui sacrificio, permette il superamento di momenti di crisi, l’unificazione del gruppo, la coesione collettiva e quindi, la pace sociale”. “L’impressione – commenta Meloni – è che, più che ignoranza, il razzismo possa essere frutto di una violenza costante, insita nell’umano, che nei momenti di crisi, alimenta macro dinamiche sociali di brutalità, in grado di trovare facile sfogo nei confronti dei soggetti più deboli, i poveri, i malati, gli ultimi arrivati, le minoranze etniche o religiose”. “Solo se si trattasse di semplice ignoranza, – aggiunge – potremmo, forse, limitarci a vigilare, ma si impongono, invece, nuove misure e provvedimenti tesi ad una reale integrazione dei soggetti più deboli. Provvedimenti ispirati alla recente esortazione di Papa Benedetto XVI: “vivere in pienezza l’amore fraterno senza distinzioni di sorta e senza discriminazioni, nella convinzione che è nostro prossimo chiunque ha bisogno di noi e noi possiamo aiutarlo””. “A tal riguardo, – conclude – anche la nostra proposta del curatore familiare, in considerazione della mutata composizione della società italiana ed al fine di evitare discriminazioni, prevede, all’interno del procedimento di separazione dei coniugi, non solo la possibilità di sostegno nella conciliazione attraverso un ministro di culto cattolico, ma anche attraverso ministri di confessioni religiose diverse dalla religione cattolica”.

