AgenParl – 14/11/2011
(AGENPARL) – Roma, 14 nov – “Berlusconi si è dimesso e in tanti hanno festeggiato l’evento. Tuttavia, non è corretto definire quest’episodio semplicemente come una festa dei vincitori sui vinti. A ben vedere alcuni avranno perso effettivamente qualcosa, ma gli altri che hanno festeggiato non hanno vinto niente e ne erano perfettamente consapevoli.” Lo dichiara in una nota Giuseppe Maria Meloni, presidente di Clemenza e Dignità, che aggiunge: “Sabato scorso le opposizioni non hanno prevalso in alcun tipo di consultazione elettorale, e chi è sceso in piazza non è stato mosso da un sentimento scaturito da una particolare passione politica o dalla previsione di un vantaggio personale, è stata prevalentemente una grande manifestazione di gioia per una liberazione avvenuta.” “Le liberazioni, – prosegue – normalmente presuppongono un qualcosa che vada opprimendo, un qualcosa però di ben identificabile e di ben definibile anche sotto il profilo giuridico e del diritto pubblico.” “Nel caso di specie, invece, – osserva – verificando le sistemazioni dei poteri, non si rinvengono nemmeno le tracce di un sistema oppressivo. Nel caso di specie, la situazione è stata assai più complessa, probabilmente, c’è stato un qualcosa di più sottile e incontrollato: un immenso potere di natura personale che unito alle consuete e consentite potestà pubbliche ha penetrato ogni e qualsiasi settore della vita civile italiana, isolando di fatto, volontariamente o involontariamente, chi dissentisse o non si adeguasse.” “Un potere immenso – rileva – che ha creato un senso di esilio non solo per le èlite dissenzienti ma anche per i meri cittadini di diverso orientamento politico.” “Forse, allora – continua Meloni – non è proprio il caso di liquidare sbrigativamente questa esperienza con un ironico bye, bye, ma sarebbe opportuno dire mai più, mai più. Mai più.” “Qualunque sarà la prossima prospettiva politica del Paese, di destra, di centro o di sinistra, – sottolinea – è il caso di dire mai più all’allontanamento di tutti quegli intellettuali e di quei giornalisti, che non siano in piena sintonia con il potere del momento. E’ il caso di dire mai più ad un sistema di informazione che non garantisca appieno la verità e il massimo pluralismo democratico. E’ il caso di dire mai più alla confusione tra servizio pubblico e politica, tra istituzioni e politica, tale da rendere il servizio pubblico e le istituzioni non per tutti e di tutti.” “I giovani, – conclude – sembrano oggi non avere un particolare ruolo nella società italiana, ma in realtà hanno oggi e avranno per l’avvenire un grandissimo compito da svolgere: difendere tutto quello che è stato già faticosamente costruito, difendere tutto quello che ci hanno lasciato i nostri avi, difendere sempre e comunque, anche a costo della propria vita, la libertà di espressione per tutti, la democrazia e la Repubblica.”

