InfoOggi – il diritto di sapere (www.infooggi.it) – 28/11/2011
ROMA, 28 NOVEMBRE 2011– “Il ragionamento più lineare e logico che possa esistere è che per risolvere i problemi del Paese, occorra approvare delle leggi che siano effettivamente in grado di risolverli.” Lo dichiara in una nota Giuseppe Maria Meloni, presidente di Clemenza e Dignità, che aggiunge: “Tuttavia, il nostro Paese, a ben vedere, già possiede un grandissimo numero di leggi e di regolamenti che vanno disciplinando analiticamente le diverse problematiche, e solo per questo, dovrebbe essere in teoria un paese molto efficiente, un paese assai ordinato e disciplinato. Invece, non appare essere assolutamente così.”
“C’è un aspetto della legislazione, – rileva – al quale solitamente si attribuisce poca importanza, e comunque importanza minore rispetto alla fase di ideazione, redazione e approvazione, ed è l’aspetto dell’obbligatorietà.” “L’aspetto dell’obbligatorietà – precisa – formalmente si riduce al fatto che le leggi e i regolamenti divengono obbligatori nel decimo quinto giorno successivo a quello della loro pubblicazione. In realtà, e questo è un ragionamento extra giuridico che va oltre il principio ignorantia legis non excusat, una legge per poter essere recepita veramente come obbligatoria richiede anche che il tessuto sociale la conosca perlomeno sommariamente e soprattutto possa comprenderne ed apprezzarne le sue ragioni.”
“Dovendo fare un raffronto con la realtà, – continua – è possibile riscontrare che la più diffusa e generale osservanza delle disposizioni, si ha allorquando il tessuto sociale riesce effettivamente a comprendere lo spirito delle leggi, a comprendere, condividere e apprezzare i motivi e le ragioni delle norme. L’ordinario meccanismo di sanzione delle violazioni di normativa, non è mai in grado di garantire da solo la generale osservanza della legge e per invertire questa tendenza, non risulta neanche possibile ricorrere ancor di più all’extrema ratio della sanzione penale, vivendosi già in un contesto giuridico di panpenalismo esasperato”.
“Pertanto, – secondo Meloni – non è solo con la fine dell’iter di produzione legislativa e con l’ordinaria e consequenziale punizione di alcune delle tante trasgressioni avvenute, che possono affrontarsi e dirsi definitivamente risolti i problemi, occorre sempre che ci sia la maturazione di un orientamento pubblico, la maturazione di un’adesione pubblica verso le norme che prescrivono un certo tipo di comportamento. La massima efficacia di una legge, coincide sempre con la maturazione di una condivisione pubblica della ratio della legge stessa.” “Quanto detto – sottolinea – vale per ogni settore della vita associata.
Per esempio non è sufficiente aumentare le sanzioni per gli evasori fiscali, se non c’è la maturazione di un sentimento pubblico che riconosca l’importanza per la collettività del gettito fiscale. Non basta una previsione costituzionale di tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della nazione, se poi non c’è assolutamente una presa di coscienza collettiva sulla grande importanza per l’umanità di questi beni. Non basta avere dei regolamenti che in materia penitenziaria prescrivano il rispetto di determinati standard per la vita dei ristretti, se al contempo non c’è una presa di coscienza collettiva sull’incomprimibile dignità dell’uomo. Non basta una tutela costituzionale del bene famiglia, se non si tiene affatto viva nella società contemporanea l’idea di famiglia fondata sul matrimonio.”
“Per far si che una legge non divenga un testo morto, – spiega – c’è bisogno sempre ed in ogni settore coperto dalla legislazione, della maturazione di una convinzione pubblica che un determinato bene meriti effettivamente una protezione, della maturazione di una convinzione pubblica che un determinato comportamento sia veramente opportuno e doveroso.
C’è bisogno della formazione come di una spontanea consuetudine che accompagni la concomitante vigenza delle leggi e per fare questo, c’è bisogno anche di modelli, di esempi, di opere di spiegazione, di persuasione e di sensibilizzazione.” “Certamente – prosegue – le autorità civili o religiose, sono in grado di fare opinione, possono aiutare molto in questo cammino, ma oggi, da sole, queste stesse autorità non sono sufficienti, poichè i comportamenti di riferimento per la cittadinanza, provengono sempre più, e spesso attraverso dei modelli che sono contrapposti alle leggi, dal mondo del cinema e della televisione.”
“Proprio la televisione, – dice ancora Meloni – quale media più penetrante che esista, moltissimo potrebbe fare, mentre molto poco attualmente fa, nella formazione di una condivisione pubblica della ratio delle leggi.” “Se nelle programmazioni, – conclude – oltre all’intrattenimento, si inserissero dei brevi spazi non politici ma proprio per l’educazione civica dei cittadini, che illustrassero le problematiche del Paese e spiegassero in maniera semplice e comprensibile le ragioni e la bontà delle leggi, probabilmente, si formerebbe molto più velocemente quel processo pubblico di convinzione che un determinato comportamento sia opportuno e doveroso, anzi obbligatorio.”

