Clandestinoweb (www.clandestinoweb.com) – 06/09/2011
Giuseppe Maria Meloni, presidente del movimento ‘Clemenza e Dignita’ ha criticato la concezione di ‘pena’ nello Stato giuridico italiano, difendendo i diritti dei detenuti spesso violati. Al carcere va preferito, secondo Meloni, un’azione risanatrice e riabilitatrice della persona che ha sbagliato.
“Lo Stato non e’ un direttore spirituale, lo Stato punisce i rei non perche’ possegga un’autorita’ sulle anime, sulle coscienze dei singoli, ma semplicemente perche’ le loro condotte hanno leso dei beni ritenuti d’importanza pubblica, i beni la cui salvaguardia consente una pacifica ed ordinata convivenza civile all’interno dello Stato stesso. Premesso cio’ – ha dichiarato Meloni – possiamo arrivare a comprendere quanto sia errata la nostra attuale concezione di pena, vista prevalentemente come sofferenza individuale, privata, come sofferenze del corpo e pure dell’anima fini a se stesse.”
Secondo il presidente di Clemenza e Dignita’: “In una visione pubblicistica che e’ l’unica che consente allo Stato di punire – aggiunge – la pena non puo’ essere un fatto puramente privato ed intimo, la pena deve essere vista sempre in un contesto sociale, deve essere in grado di reintegrare con gli altri e nella societa’, deve essere in grado di ricomporre quella frattura con l’ordinamento, provocata dal comportamento antigiuridico.”
“E’ evidente – conclude Giuseppe Maria Meloni – che per ricomporre, per riparare, servono anche degli atteggiamenti positivi, serve il proposito, serve il fare, serve l’azione, mentre a poco o a nulla possono rilevare i pianti, le urla e le grandi disperazioni individuali. Proprio per aderire alla tesi della pena come fatto pubblico, che e’ l’unica corretta e legittima, nei molteplici casi per cui il ricorso alla detenzione non trovi giustificazione nel plausibile pericolo per la collettivita’, la pena puo’ e dovrebbe consistere in un’azione risanatrice, in un fatto positivo, in un concreto vantaggio per gli altri associati che non hanno contravvenuto alle leggi”.

