IRIS PRESS – 26/07/2010
(IRIS) – ROMA, 26 LUG – “La sicurezza e la giustizia, sono tematiche essenziali e imprescindibili, ma che non debbono implicare assolutamente il mancato riconoscimento della persona umana e della sua dignità”. Lo dichiara in una nota Giuseppe Maria Meloni, presidente di Clemenza e Dignità, che aggiunge: “Appare ormai chiara l’intenzione di non volere considerare i detenuti come uomini, l’intenzione di non voler considerare i detenuti veramente come degli esseri umani”. “Sarà impossibile, però, – prosegue – negare in loro, anche la caratteristica della vita.” “Quindi, – sottolinea – sebbene non riconosciuti come uomini, essi appartengono comunque alla grande categoria degli organismi viventi.” “In quanto non percepiti come essere umani, – afferma – non deve poi interessare ciò che è proprio dell’uomo ovvero l’uso della ragione, non è cioè necessario chiedersi se i detenuti possano ragionare ed esprimersi correttamente, è necessario solo chiedersi se i detenuti siano in grado di soffrire.” “Se possono soffrire – continua – del caldo torrido, della mancanza di spazi, di aria, a volte anche di acqua.” “La risposta a questa domanda – rileva – non potrà che essere affermativa: i detenuti, come gli uomini, certamente soffrono nella loro fisicità queste situazioni estreme.” “Se allora i detenuti – spiega – sono in grado di percepire il dolore, i detenuti, non diversamente dagli uomini, hanno almeno il diritto a non subire trattamenti che arrechino loro sofferenze ingiuste.” “Mediante questa costruzione teorica più mirata – sostiene – riusciremo sicuramente ad ottenere maggiori risultati che con i diritti dell’uomo, diritti che risultano privi di valenza quando non si vuole riconoscere l’uomo in alcune categorie di uomini.” “Tra l’altro, – precisa – quella descritta, non è una costruzione teorica inedita, perchè è la stessa e identica costruzione di pensiero che ha permesso di teorizzare i diritti degli animali.” “C’è da stare sicuri – conclude – che in questo modo la situazione non potrà che mutare in meglio, non fosse altro per il fatto che se si fosse trattato subito di animali, mansueti o aggressivi, di gatti o di cani ammassati nelle gabbie, senza acqua, senza aria, e senza spazi, si sarebbe verificata una grande mobilitazione civile e di opinione pubblica per migliorarne le condizioni di vita.”

